
Luigi Cima
(Villa di Villa, Belluno, 1860 – 1944)
Nasce il 5 gennaio da Domenico e Vittoria Ampezzan; il padre, riconoscendo nel figlio un talento naturale, lo iscrive a Feltre all’Istituto tecnico, ma ben presto Luigi Cima si trasferisce a Venezia per completare la propria formazione artistica all’Accademia di Belle Arti. Qui segue i corsi di Bresolin, D’Andrea, Favretto (assistente di D’Andrea) ottenendo numerosi premi e riconoscimenti sempre segnalati dalla stampa bellunese. Nello stesso periodo lavora come disegnatore di figure e decorazioni per Valentino Besarel, intagliatore zoldano che si colloca nella tradizione del Brustolon, per il quale cura inoltre l’immagine pubblicitaria. Terminati gli studi, negli anni Ottanta condivide lo studio con Vittorio Tessari a Ca’ Rezzonico e assume l’incarico di assistente per Franco e di disegnatore per lo scultore Dal Zotto, potendo così iscriversi insieme a Favretto ai corsi liberi di pittura di Pompeo Marino Molmenti, Nono e Guglielmo Ciardi; nel contempo inizia un’attività espositiva proficua e fortunata che lo vede nel 1881 alla Permanente di Venezia con Casa rustica, Un rivo a Venezia e Al mercato. Nel 1884 partecipa a tre esposizioni nelle città di Torino, Milano e Verona; l’opera Ritorno dal pascolo, presentata a Torino, viene acquistata dal Ministero della Pubblica Istruzione per la Galleria Nazionale di Arte Moderna: in questo modo Cima, alla precoce età di 24 anni, ha l’onore di essere rappresentato con un suo lavoro in una galleria nazionale. Ottiene successo alla permanente di Milano del 1886 con i dipinti Interno di San Marco a Venezia (Preghiera a San Marco), acquistato dal presidente della mostra Federico Mylius, Il tosatore di pecore e Le lavandaie, anch’essi venduti così come le opere inviate l’anno successivo all’Esposizione Nazionale di Venezia (Beniamino, Estate, Aprile). Nel 1888 invia all’Esposizione Nazionale di Firenze Una preghiera di San Marco, opera premiata poi acquistata da S. E. Enrico di Borbone Duca di Bardi, e una variante dello stesso soggetto, Ore di conforto. Nei due anni seguenti partecipa a mostre a Milano e Verona con Primo sintomi, Addio, Un canale a Venezia e In chiesa, quest’ultima acquistata dal Ministero della Pubblica Istruzione per il Museo di Verona. Il 1889 è segnato dalla pubblicazione del dipinto La legna del povero nel volume “Die Kunst Unserer Zeit. Eine Chronik Des Modernen Kunstlebens”(periodico d’arte contemporanea tedesco) inviato all’Esposizione Internazionale di Monaco di Baviera, mostra alla quale partecipa anche nel 1891 con Lavoro nei campi e Ritorno dal mercato dove ritrae la vita nella natia Villa di Villa, in provincia di Belluno. Nel 1894 Cima esegue 38 tavole per il libro su Venezia pubblicato dall’editore Engel di Vienna e l’anno seguente espone alla prima Biennale veneziana Vacche alla pozza e Nevicata; due anni dopo, alla seconda Biennale, dopo molte indecisioni si presenta con I fabbri mentre a Firenze espone San Marco a Venezia. Nel 1899 la commissione della Biennale veneziana rifiuta Senza mamma e Cima, a sua volta, non accetta la proposta del Presidente della commissione di esporre le opere migliori – fra cui anche quella dell’artista bellunese – tra quelle respinte, ritirando la propria tela. Sebbene la partecipazione all’Esposizione di Milano del 1900 con il quadro In primavera lasci immaginare una prosecuzione dell’attività espositiva, l’episodio veneziano induce l’artista a meditare su un possibile ritiro dalle scene ufficiali; è infatti datata al 1902, nella città di Verona con Ultimi giorni d’autunno e La veglia dei poveri, la sua ultima apparizione in un contesto espositivo di respiro nazionale. A Villa di Villa, il paese che lo ha visto nascere, continua a dipingere fino al 1944 tornando più volte sugli stessi temi (soggetti sacri, paesaggi, ritratti).
(Bibliografia: A. Alban, in Luigi Cima 1860 – 1944 a cura di Franca Visentin, Treviso 1990; A. Alban, in Maestri bellunesi del XX secolo. Luigi Cima. Belluno 1997; G. Pavanello, a cura di, La pittura nel Veneto. L’Ottocento, Milano 2003; G. Pavanello, N. Stringa, Ottocento Veneto. Il trionfo del colore, Treviso 2004).
